Speciale | Il 2020 e l'Editoria


 Speciale 

Buongiorno Inkers e buon martedì, come state? La mia quarantena è ufficialmente finita e fra lavoro, casa, etc, sto anche cercando di capire come gestire al meglio blog e social. Il man dice che devo alzarmi prima, avrà ragione? Lo scopriremo questa settimana quando la sveglia comincerà a suonare un'ora prima.
E visto che settimana scorsa su Instagram giravano stories sulla situazione prezzi dei libri, ho pensato che fosse finalmente ora di pubblicare l'articolo che avevo preparato a Settembre sul 2020 e l'editoria italiana.


Dunque, dunque, dunque.
Già l'estate scorsa nel mondo dell'editoria si parlava di una legge sui libri che servisse ad aiutare le librerie indipendenti che si trovano surclassate dai colossi delle catene e degli store online (leggete "Amazon") senza riuscire a concorrere in maniera leale.


Con sommo orrore di tutti i lettori che comprano più di cinque libri all'anno, il 2020 oltre a portarci il Covid e diversi funerali di personaggi celebri, in Italia ha visto approvare e approdare questa fantomatica legge
che nel pot-pourri dei paroloni da politicanti prevedrebbe, in sostanza:



  • Iniziative per promuovere e aiutare le biblioteche comunali e scolastiche.
  • Capitale italiana annuale del libro con un fondo, per ogni città, di 500.000€
  • 1 milione di euro stanziati per l'anno scolastico 2020/2021 per promuovere la lettura nelle scuole.
  • La Carta della Cultura, ovvero un bonus da 100€ per famiglia per l'acquisto di libri nelle librerie indipendenti.
  • L'elezione di librerie di qualità.
  • La riduzione dello sconto massimo sui libri dal 15% al 5% con altre limitazioni tipo che ogni editore può istituire una volta all'anno uno sconto del 20% su tutto il suo catalogo, tranne i libri usciti negli ultimi sei mesi.
  • Un ulteriore credito d'imposta sulle tasse per tutti coloro che vendono libri al dettaglio (quindi non solo librerie indipendenti).

Ora, di tutti questi punti non vedo come qualcuno possa effettivamente aiutare le librerie indipendenti perché diciamocelo chiaramente: a parte la Carta della Cultura che se mai vedrà la luce (al momento non è manco contemplata perché si sa, 2020 = Covid e tutti i Ministeri sono diventati un tutt'uno con quello della Salute) ci permetterà di spendere ben 100€ (quindi, facendo due conti, esattamente QUATTRO libri) nelle librerie indipendenti, tutte le altre voci di questa legge non sono in alcun modo vincolate all'acquisto in una libreria indipendente.

Quindi cosa è cambiato? Parlando per  la mia personale esperienza  posso dire che per me non è cambiato nulla se non che posso comprare meno libri rispetto a prima.
Sì, perché io sono una di quelle che compra tutto online (Amazon principalmente) dato che non ho librerie vicine a casa: in paese ho due cartolibrerie (di cui una è Mondadori) che non hanno il genere che leggo io, la libreria (Feltrinelli) più vicina è dentro al centro commerciale a 10 minuti di macchina - sì, poco, ma devo comunque prendere la macchina e andarci apposta, non è che ci passo davanti strada facendo - oppure ho una Mondadori al Centro di Arese (15 minuti di macchina). 

Quindi come potrei sostenere le librerie indipendenti?

Potrei comprare (online) sul nuovo portale Bookdealer ovvero uno store online in cui le librerie indipendenti possono vendere i propri libri. Quindi un lettore che acquista da questo portale lo fa sostenendo effettivamente le librerie indipendenti, senza però alcun vantaggio perché:
1) non c'è lo sconto manco di quel 5% che ora possiamo avere (chiamatemi tirchia e venale, ma i soldi non crescono sugli alberi, e io vado dove costa meno).
2) ci sono da pagare le spedizioni. 1,90€ per carità, che sarà mai, ma su libri che già di per sé costano più di 20€, anche quell'euro e novanta si fa sentire nelle mie tasche.
3) se il libro arriva tardi non c'è rimborso.
4) se per qualsiasi ragione si vuole fare un reso si hanno 14 giorni per farlo e tutte le spese sono a carico dell'acquirente.
5) quando metti un libro nel carrello e scegli una libreria da cui riceverlo non è detto che effettivamente il libro sia disponibile. 
Non vi è chiaro questo ultimo punto? Vi faccio un esempio: il libro "Red Rising" di Pierce Brown è ormai fuori catalogo ovunque e se qualche libreria fisica in Italia lo ha ancora è per un fortunato fondo di magazzino, ma su Bookdealer potete comunque acquistarlo da qualsiasi libreria come se fosse disponibile ovunque. Però io mi chiedo: se questo libro è praticamente, ma non ufficialmente, fuori catalogo, la libreria da cui io scelgo di acquistarlo come fa a trovarmelo se il libro non è reperibile? Semplicemente non lo fa perché al momento di scegliere da quale libreria acquistare compare il seguente avviso:
Il catalogo dei libri in commercio è infinito, può capitare che la tua scelta sia introvabile: i librai si fanno in quattro per reperire il titolo, ma se si rivelasse impresa impossibile Bookdealer ti rimborserà, oltre a mandarti dei preziosi consigli alternativi direttamente dai tuoi librai di fiducia.
Riassumendo: se non hai alcuna libreria vicina a casa e fino a prima di questa legge compravi solo online, l'unica cosa che hai guadagnato dal 25 Marzo è una spesa maggiore per un bene che ormai è un lusso per pochi.

E qui si apre il capitolo COSTI con cui mi aggancio alla "polemica" di cui si parlava nei giorni scorsi su Instagram.

Prima della nuova legge sull'editoria si diceva che i libri costavano cari perché essendoci il 15% di sconto gli editori prezzavano i volumi già maggiorati dello sconto che avrebbero perso in sede di acquisto. Quindi, esempio, un libro che sarebbe dovuto costare 16€ veniva messo in vendita a 19€ così che con lo sconto del 15% l'incasso effettivo fosse, appunto, di 16€ e qualche centesimo.
Non sappiamo se fosse effettivamente vero, ma non si può negare che da Marzo, dalla riduzione dello sconto sul prezzo di copertina, dal lockdown e dai calendari impazziti, i prezzi dei libri siano aumentati a dismisura.

Ovvio, ora il pensiero di tutti va a Mondadori e alla sua collana Oscar Vault, d'altra parte sono loro che stanno dominando i social in questo momento. Il mercato non lo so, quindi da questo punto di vista non mi sbilancio.
Indubbiamente con Oscar Vault, Mondadori sta puntando a quella fetta di pubblico che è attratta dalla edizioni da collezione, che spende e spande in box libresche per edizioni speciali e gadget.
Purtroppo, però, quella parte di pubblico è anche una parte esigua del mondo dei lettori e questo penalizza tutti gli altri (già pochi di per sé) a cui dell'edizione strafiga di OGNI libro importa poco e che vorrebbero semplicemente godersi la sensazione della carta tra le dita.

La verità è che non è solo Mondadori che ha fatto lievitare i prezzi, anche Newton Compton, da sempre uno scoglio sicuro a 9.90€ per libro, da quando è entrata nel gruppo GeMS ha aumentato i prezzi, tant'è che sebbene si trovi ancora qualche volume a 9.90€/10.00€, ora lo standard è diventato 12.00€/12.90€/14.00€. Se oltre al danno, volete pure la beffa, siamo passati da edizioni rigide a poco, a edizioni flessibili a tanto.
E vogliamo parlare di Fazi Editore? Delle sue edizioni flessibili a 18.00€? Dell'ultimo arrivo nella collana LainYA che per 114 pagine vuole 15€?

Dove sono finite le edizioni economiche?
Se prima, dopo un anno dall'uscita dell'edizione rigida usciva la flessibile a molto meno, ora che le edizioni sono "rigida, fighissima e costosissima" o "flessibile al prezzo di una rigida semplice" un lettore, dove deve collocarsi?

Ma è davvero un problema di prezzi? O forse il problema è il calendario editoriale?
Già, perché se torniamo all'inizio dell'anno e ripercorriamo i mesi - al di là del Covid che pare aver messo in difficoltà solo Mondadori col calendario - qualcosa nell'editoria è cambiato.
Non per tutti, ovvio, ma personalmente ho notato molti cambiamenti.
Ad esempio Corbaccio ha ridotto all'osso le sue uscite di narrativa e ha virato notevolmente sulla saggistica e la varia. 
E se torniamo dalle due già nominate Mondadori e Newton Compton Editori: Newton Compton, che è sempre stato uno degli editori con più uscite settimanali, da quando è entrata nel nuovo gruppo editoriale ha ridotto sensibilmente il numero di volumi (inteso come novità, titoli inediti) che pubblica di settimana in settimana. 
Viceversa, Mondadori, da quando ha dato il via alla sua collana Oscar Vault, sembra un cavallo impazzito che corre a briglia sciolta e se inizialmente si era data la colpa ad alcuni slittamenti di marzo a causa Covid, all'alba di Dicembre questa scusa non regge più.
Cos'è successo al calendario editoriale di Mondadori?
Perché far uscire così tanti titoli, in edizioni così costose, tutti in una volta?

Prendiamo ad esempio la serie della Maniscalco. A inizio anno (o addirittura l'anno scorso) le pagine social di Oscar Vault hanno fatto un sondaggio per chiedere se si preferiva un'uscita dei libri tutti in una volta o a scaglioni. Si penserebbe che avesse vinto l'opzione a scaglioni visto che l'idea iniziale - almeno per quanto trapelato - era che ne dovesse uscire uno al mese da Giugno a Settembre, invece ci siamo ritrovati con tre volumi a Settembre e uno a Novembre.
Ora, a me per carità è andata bene che collaborando con Mondadori ho potuto avere alcune uscite in omaggio, ma ho comunque dovuto rinunciare a tantissimi acquisti (tra settembre e oggi ho comprato 20 volumi tra libri e manga), quest'autunno, perché ci sono state troppe proposte a prezzi fuori dalla mia portata (di cui si rende complice anche la riduzione dello sconto di cui ho parlato a inizio post) e la mia lista Amazon lo sa bene.

Insomma, riassumendo, credo che il problema dell'editoria italiana non sia né Amazon né i pochi lettori, ma piuttosto lo sia la quantità e la qualità dei titoli che vengono proposti che non riescono a raggiungere il pubblico a cui aspirano e dopo sei mesi finiscono già nel dimenticatoio.
Forse adottare un esperto in marketing - e non solo social media manager - per gestire al meglio le uscite, sia in termini di prodotto che di quantità - non sarebbe una cattiva idea.

Intanto, questo 2020 sta per terminare e io mi auguro che il 2021 sia più magnanimo verso noi lettori e verso di me specialmente perché le letture di quest'anno non mi hanno entusiasmato quasi per nulla.

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E insomma, lettori, ditemi un po' com'è andato il vostro 2020 con l'editoria.
Cosa ne pensate della legge sull'editoria?
E dei calendari impazziti?
Siete riusciti ad acquistare tutto ciò che vi interessava?




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4 Commenti

  1. Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto e aggiungo una cosa: Giunti.
    Ora, perché diamine hanno tolto i punti online da Giunti? Sempre perché si basavano/passavano dal, oh così malefico Amazon? Pure io acquisto su internet e acquisto su Amazon perché sto in campagna e le due città più vicine a me stanno a 30 e 45 minuti di macchina. Ho una Mondadori nel Lido turistico più frequentato a 15 minuti da me, ma il mio problema con lei è che non accetta la carta Payback per accumulare i punti (anche lì non capisco perché visto che sono partner) e così dovevo andare per forza in quella in città prima che chiudesse. E ho una Giunti nel centro commerciale a 10 minuti da casa di macchina - certo, più piccolina rispetto a quella in città, ma se proprio non hanno un titolo te lo ordinano.
    Tornando alla domanda di prima: cosa c'entra la legge sull'editoria con i punti Giunti? Voglio dire, sei una catena e sei associata ad Amazon, non sei una povera e piccola libreria indipendente. I soldi che non ti davo personalmente in mano da mettere in cassa te li davo comunque online e venivo molto più volentieri a comprare da te quando avevo i 36€ di sconto. Che appunto, ribadisco: se ero arrivata ad avere i 100 punti e i 36€ di sconto, vuol dire che di soldi te ne avevo dati.
    Sinceramente, da quando sono cambiate le cose, da Giunti ci sono andata una volta sola e solo per estinguere il buono che mi avevano saldato dei punti. Chi è che ha voglia di spendere un rene e un pezzo di fegato per arrivare a quei 33 punti che poi ti danno solo uno sconto di cinque euro? Cioè, ma avete presente i prezzi di copertina?
    Io ormai sono arrivata al punto che i libri in italiano li compro solo quando ho dei buoni che coprono tutta la spesa o quasi - per il resto, grazie al cielo che leggo anche in inglese. E viva Amazon.

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  2. Sai già che io ormai leggo molto in eng ma soprattutto compro sempre i libri SOLO quando ho degli sconti (tipo buoni amazon), sia che sino eng o ita. In più se parliamo di dark romance in italiano non esce moltissimo e quello che esce il più delle volte non fa per me quindi devo per forza virare sull'inglese.
    Per quanto riguarda le edizioni della OV sono la prima che le apprezza perchè adoro le edizioni fatte bene e non c'è dubbio che le loro siano bellissime però avrò comprato si e no 2 libri di questa CE, appunto per il costo elevato...
    Comunque la penso esattamente come te su tutto e il post ti è uscito fuori benissimo Jess, complimenti!

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  3. Quest'anno ho comprato meno di cinque cartacei, ma erano usati. Ho notato anche io la diminuzione delle uscite Newton Compton, comprese le promo frequenti che frequenti non sono più. Guarda, io oramai leggo in ebook e in inglese e cerco di rispiarmiare come posso 😌

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  4. La penso in modo simile a te, con un piccolo appunto, ho notato che anche i prezzi degli ebook sono un po' più alti rispetto a prima e questo black friday amazon è stato parecchio deludente. I cartacei ormai sembrano essere diventati un lusso per pochi ed è tristissimo, a maggior ragione considerato il periodo non proprio roseo e chi magari si è ritrovato con meno soldi da poter spendere.

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