martedì 17 aprile 2018

Incontro e Intervista | Simone Laudiero e Gli Eroi Perduti


 Incontro & Intervista 


Buongiorno Inkers e buon martedì, come state? Qui pare essere arrivata l'estate ed è di nuovo quel periodo dell'anno in cui, oltre a non sapere come vestirsi, devo cominciare a guardarmi in giro per capire che fare della mia vita da Luglio in poi.
Sì, il mio tirocinio è quasi finito. E sì, niente rinnovo. Vabbè, lo sapevo, non è una novità, ma una ci spera sempre.
Comunque, martedì scorso ho avuto l'occasione di partecipare ad un incontro, organizzato da Piemme, dove ho incontrato Simone Laudiero che ha parlato a me e ad altri blogger della sua nuova serie "Gli Eroi Perduti" e qui sotto, dopo la scheda, vi riporto quello che ci ha detto!




TRAMA:
LE MURA DI CARTAVEL
GLI EROI PERDUTI #1
Simone Laudiero



Editore: Piemme
Prezzo: Cartaceo 16,00€ | Ebook 6,99€
Pagine: 303
Data uscita: 17 Aprile 2018
Genere: Young Adult, Storico, Fantasy
C'è un canto che risuona da millenni nei paesi affacciati sulla Croce Azzurra. È Il lamento degli eroi perduti, i paladini che hanno sconfitto le creature venute dal mare dando origine all'Era degli Uomini.
Ora le stesse terre salvate dagli eroi sono sotto il dominio di una terribile potenza: Sarmora, che ha creato uno sterminato impero grazie all'itri, una sostanza capace di rendere invincibili in battaglia. Solo Cartavel separa Sarmora dalla conquista del grande mare di mezzo, eppure la città resiste, protetta dalle sua mura inespugnabili. Inutili sono gli assalti della flotta sarmoriana, che da due anni la cinge d'assedio e che ora ripone le sue ultime speranze nell'Isola di Ferro, la più spaventosa nave da guerra mai costruita. Quando il varo è alle porte, però, voci di un imminente sabotaggio minacciano la riuscita dell'impresa. Sarà la coraggiosa e ingenua Rovaine a doverlo sventare, in una missione in cui il suo destino si intreccerà a quello di altri inconsapevoli eroi: Ronac, indomita cercatrice di tesori, Sahon, saggio tutore del futuro sovrano, e il giovano Asul, che dovrà sfuggire alla morte per consegnare una lettera in grado di salvare il mondo.

ALTRI VOLUMI IN ARRIVO



Gli incontri con gli autori, si sa, partono sempre in sordina. Un po' per timidezza di chi ascolta, un po' per timidezza di chi parla, non è semplice iniziare in quarta un monologo.
Per fortuna Federica di Piemme ha subito impedito la situazione di stallo chiedendo a Simone di parlarci del suo libro:

Definisco questo libro un fantasy mediterraneo, nel senso che ho letto tantissimo fantasy fin da quando ero piccolo e mi sono sempre posto questo problema: come far arrivare un fantasy che fosse più nostrano, più italiano, senza per questo perdere di epica? Ragionando, mi sono reso conto che forse la cosa giusta era non tanto farlo italiano, quanto più mediterraneo, perché in effetti, tornando indietro a migliaia di anni fa, l'Italia non era quella attuale; quello che esisteva era il Mediterraneo.
Pensando a questo si aprivano tantissimi nuovi scenari: quello delle Crociate, quello delle guerre Puniche, quello della Grecia, quello della corsa ai Pirati degli stati europei... spiagge, palme fortini, che davano infinite nuove possibilità oltre a quelle tipiche dei due popoli medievali in guerra.
Io ho viaggiato molto, Grecia, Siria, Turchia, Marocco, Tunisia, Israele, Palestina... sono posti che mi piacciono, e ho realizzato che tutte le esperienze che ho fatto mi sarebbero tornate utili per creare questo mondo.
Così ho pensato di creare un fantasy partendo da un mappa che non fosse un continente - come la Terra di Mezzo, come Westeros - ma che fosse un mare.
Inoltre, volevo creare un personaggio femminile forte. Già da tempo avevo questa idea di voler fare una sorta di Indiana Jones, ma femmina. Cioè un personaggio che fosse totalmente avventuroso, senza essere pesante. Pensando ad una Indiana Jones femmina, il primo nome che si visualizza è Lara Croft, ma in realtà a parte "scavare le tombe", Lara Croft non è come Indiana Jones. Lui piace perché è simpatico, cialtrone, coraggioso, tutte cose che si perdono quando diventa un personaggio femminile perché si pensa che la donna debba essere un po' più cupa, più seria, con i traumi nel passato.
Invece io volevo creare un personaggio che fosse sì una ragazza, ma che affronta la morte con il sorriso sulle labbra per quanto possibile. Ed è da qui che è nata Ronac, una cacciatrice di tesori un po' scombinata, che non ne azzecca una - sempre con uno spirito molto positivo, proprio come Indiana Jones.

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È uscita una novella prequel, "Gli Eroi Perduti - Ronac e Raila", bisogna leggerla prima del primo libro effettivo?
Sì, leggete prima la novella perché c'è una strana sovrapposizione di eventi.

A proposito del volere una protagonista inusuale, creare tutti i personaggi con caratteri così particolari è stata una cosa voluta o che è semplicemente nata così?
Io ho cominciato a leggere fantasy in terza elementare e non mi sono mai fermato. Videogiochi, film, cinema, giochi di ruolo, giochi sul cellulare... tutti i modi di esporsi al fantasy li ho esplorati.
Il fantasy è un genere estremamente derivativo, non è il genere dell'innovazione per eccellenza, quindi una volta che si scopre che un certo filone vende - tipo la principessa che di notte esce dal castello e si traveste o il re saggio - si tende a seguirlo.
Perciò quando è toccato a me scrivere, mi sono imposto di fare dei personaggi diversi da quelli abituali. Volevo fare qualcosa di diverso e che allo stesso tempo fosse leggero. Non volevo un nuovo "Trono di Spade" in cui i protagonisti sono sempre cupi e con il peso del mondo sulle proprie spalle.

Visti gli evidenti richiami al periodo greco-romano, che poi di base è dove nasce il fantasy se teniamo conto della mitologia del periodo, e la tua volontà di portare il Mediterraneo nella tua storia, puoi dire che l'idea era quella di volersi riallacciare a quelle che, in fondo, sono le nostre origini? D'altra parte, Ulisse che attraversa il mare combattendo mostri, non è poi tanto di verso da un'eroina in armatura che sconfigge un drago.
È soltanto una questione di abbigliamento, secondo me. Se pensi a un personaggio coi sandali e la tunica dici "No, perché?", se invece si presenta con la pelliccia e lo spadone, già la cosa cambia.
I mostri della mitologia greca appaiono in "The Witcher" tanto quanto nel fantasy polacco, che di mediterraneo non ha nulla. Quindi sì, ovvio, la ripresa c'è, solo che ha un look un po' sfigato.

Entrando nel merito della storia stessa, parliamo dell' "itri". Cosa ti ha portato a voler dare questo potere all'interno della tua storia?
Eh, bella domanda. Diciamo che l'itri è l'idea più vecchia che c'è in questo romanzo, risale a quindici anni fa, e ormai non mi domando più da dove arrivi. Brutalmente parlando credo che derivi dall'energia Mako di Final Fantasy. Poi... mi serviva un meccanismo che permettesse di creare questa potenza militare che ha bisogno di scavare per trovare l'itri, che serve a potenziare soldati che, sostanzialmente, cercano altro itri. Mi sembrava un buon metodo per avere più archi narrativi.

Dato che sappiamo già che si tratterà di una serie, puoi dirci quanti volumi prevedi?
Questa è una cosa che ancora va valutata, ma essendo che i miei modelli di riferimento navigano sulle migliaia di pagine... però non è fattibile. La novella è il prequel, questo primo libro è palesemente un volume introduttivo. Diciamo che, indicativamente, sarei puntato sui cinque volumi. Quattro se vanno inspessendosi di volume in volume. Per ora sono tre comunque. Poi c'è da dire che ogni serie ha il suo numero simbolo, tipo Il trono di spade col sette. Questo... il numero giusto potrebbe essere quattro, per i quattro bracci della Croce Azzura, per gli dei. Quattro sarebbe un numero elegante. 

Come scegli i nomi dei personaggi e dei luoghi?
Ottima domanda. È un misto di tutto, sicuramente c'è un tentativo di trovare un'alternativa. Consapevole che i nomi inglesi sono più belli, suonano più fighi e danno una sensazione di meraviglia, di esotico, che ti attira. Se in un libro, i nomi ti ricordano la fermata della metropolitana... meh. Però, contemporaneamente, mi sono detto che non esiste solo l'inglese, quindi troviamo nomi che sembrano arabeggianti - e qui è abbastanza facile, metti le "d" alla fine.
Con "Cartavel"... quante me ne hanno dette perché dicevano sembrava "carta velina", ma il richiamo è volutamente Cartagine. Sarmora è la variante di Roma.

Hai un autore fantasy preferito o che ti emoziona più degli altri?
Tolkien è sicuramente il migliore. Cioè non è un problema di ti emoziona di più o di meno. Lui ha creato tutto, ha inventato. Poi ovvio, può non piacere, dodici capitoli sugli Hobbit che salgono le scale possono annoiare in effetti.
Quando avevo sedici anni ero impazzito per un tale Tad Williams, da cui tra l'altro si ispira Martin. È una trilogia leeeenta, seria, ma era il meglio che si poteva fare negli anni Ottanta. Adesso sarebbe illeggibile. Duecento pagine prima che il protagonista scappi di casa.
Poi ovviamente c'è Martin. Non è famoso per niente. Serie tv a parte, lui è l'antieroismo.
E Terry Pratchett che è un po' il mio maestro.

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Che ve ne pare lettori?
Io vi posso dire che ho iniziato "Gli eroi perduti, le mura di Cartavel" e mi sta piacendo molto.
Nell'articolo ho dovuto tagliare diverse parti dell'intervista perché troppo spoilerose, ma cercherò di parlarvene velatamente nella mia recensione - venerdì se tutto va bene - per darvi una motivazione in più per leggere questo libro!




6 commenti:

  1. Ok, mi avevi già incuriosita con l'incontro in generale per la simpatia e nerdaggine dell'autore. Ora che leggo un paio di sue risposte sono quasi tentata di dargli un'occasione. Io odio il fantasy classico, epico, lento e via dicendo. Ma da quanto traspare questo non sembra così... aspetterò la recensione però.

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  2. Davvero bell'intervista. Mi piace che abbia voluto creare qualcosa di diverso, una donna non per forza cupa e dura, ma più "leggera". Sono molto curiosa di leggere la tua recensione e penso proprio che lo leggerò perché sono incuriosita.

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    1. È molto simpatico e ha avuto idee intelligenti. La recensione arriva!

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  3. Le premesse mi piacciono, il fantasy in Italia non è granché considerato, apprezzo la ricerca dell'autore nel voler creare qualcosa di diverso. Aspetto con ansia la tua recensione!

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    1. Di solito trovo il fantasy italiano eccessivamente ricercato e spesso già visto, qui almeno ha fatto qualcosa di diverso!

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